Siamo di nuovo al 15 maggio. Sono trascorsi due anni da quella notte.
Siamo ancora qui a pensarti, a ricordarti e a ricordare.
E’ tutto cambiato, niente è come prima, neanche l’aria che si respira.
Ciò che non cambia è l’amore per te. L’unica certezza.
…
sono gocce di memoria
queste lacrime nuove
siamo anime in una storia
incancellabile…
e dimmi come posso fare
per raggiungerti adesso
per raggiungerti adesso
per raggiungere te…
siamo gocce di un passato
che non puo’ piu’ tornare
questo tempo ci ha tradito
e’ inafferrabile
raccontero’ di te
inventero’ per te
quello che non abbiamo
le promesse sono infrante
come pioggia su di noi
le parole sono stanche
ma so che tu mi ascolterai
[Gocce di memoria - Giorgia]
E per ricordare te, questa sera una messa inaspettata al Santuario dell’Incoronata.
Giovedì 20 maggio alle 18.30 invece alla Chiesa dell’Ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno.
E non si dimentica. E non si può dimenticare.
Maria Rosaria
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L’amore non si vede in un luogo e non si cerca con gli occhi del corpo.
Non si odono le sue parole e quando viene a te non si odono i suoi passi.
Sant’Agostino.
Oggi è il giorno 19. Sono 18 mesi che non ci sei più.
E’ un tempo infinito.
Sarà la vera e propria fatica di vivere quotidianamente
che rende il tempo allungato.
Sarà che i violenti ricordi si presentano all’improvviso,
senza avvisare, ti riportano a quella notte, a quei mesi.
Quella notte, così lontana, ma anche così viva e vicina.
Sarà che questo è il nostro mese,
è il nostro mese,
e rileggere ciò che scrivevi per me
i primi giorni, mi provoca ancora i crampi allo stomaco.
Oggi come allora.
Te lo ricordi,
“lasciamocelo questo mondo alle spalle”
E come dimenticarlo?
Alcune frasi erano tutte nostre.
Solo io e te potevamo capire.
Io il mondo alle spalle senza di te,
è come se l’avessi lasciato davvero.
E’ sopravvivere. Fuori dal mondo.
E lentamente inaridisco e muoio.
Mi manchi amore mio.
Mi manchi come fosse ieri.
Maria Rosaria
…Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella più fredda notte che dimentica
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi
È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti…
[LE FOGLIE MORTE - Jacques Prévert]
Vedi non ho dimenticato,
non dimentico un solo giorno,
un solo ricordo, una sola data
del tempo trascorso insieme.
Non posso, ancora no…
Tu ci rimproveri dall’alto,
ci fai sapere che stai bene.
Lo sappiamo che stai bene,
ma noi no. Ancora no.
E quanto durerà quest’ancora no?!
E chi lo sa. Anzi, lo so.
In un modo o in un altro, per sempre.
Ti penso amore mio.
Maria Rosaria
L’8 aprile 2007 era la domenica di Pasqua.
Ricordo che Umberto quella sera si presentò al nostro appuntamento
del tardo pomeriggio, elegantissimo: abito blu, cravatta, soprabito.
In genere ero io che lo prendevo in giro per il modo di vestirsi,
in quell’occasione mi feci piccola piccola.
Giustificò subito la sua eleganza, era Pasqua, era stato a suonare
all’Incoronata, a pranzo da parenti. Non aveva avuto il tempo
di tornare a casa a cambiarsi.
Erano già un paio di mesi che uscivamo insieme, certo non tutte le sere, anzi!
Eravamo anche in Quaresima, e come diceva lui,
bisognava meditare, pregare, digiunare…etc etc
Tra il dire serio e scherzoso, come era suo solito.
Quella sera facemmo una passeggiata, prendemmo il caffè e
ci sedemmo a lungo sulle panchine del lungomare di Salerno a chiacchierare.
Nonostante i numerosi venditori di rose, riuscì a non comprarmene neanche una!
Era unico! Ed anche divertente per come riusciva a svincolarsi,
da me e dal venditore di turno!
Non era molto tardi quando mi riaccompagnò all’auto,
il Lunedì in Albis e martedì dell’Incoronata
erano giorni “faticosi” per lui, a suonare al Santuario già dal mattino presto.
Mi aveva detto che la pastiera di grano era il suo dolce preferito.
Quella sera ne avevo preparata una piccola solo per lui.
Prima di salutarci, tirai fuori la pastiera.
Confessai subito che di mio c’era solo la presentazione:
vassoio, tovagliolo, zucchero a velo, confezione.
Il resto l’avevo lasciato alle mani esperte di mia madre, onde evitare brutte figure.
Si burlò un pò di me, ma quando l’aprì,
mi ringraziò, mi guardò imbarazzatissimo.
E non so se fu per la pastiera di grano,
ma quella sera, in quel momento ci siamo scambiati il primo bacio.
Il primo di tanti e lunghi baci. Era unico.
Ed ovviamente facemmo tardissimo.
Umberto tu lo sai bene che sarei stata pronta a darti l’AMORE vero per sempre,
quello che non vuole nulla in cambio, che fa di tutto per comprendere, capire l’altro,
che è pronto a rinunciare a qualsiasi cosa pur di stare insieme.
So che avresti fatto lo stesso anche tu.
Abbiamo avuto il tempo di innamorarci l’uno dell’altro.
Di conoscerci abbastanza per adorarci.
E poi basta. Non c’è stato concesso altro.
Se non tanto dolore fisico e morale.
Un film a cui si rompe la pellicola prima della fine del secondo tempo.
Una corda di violino che si spezza prima della fine dello spartito.
Un romanzo rimasto incompiuto.
Nessun litigio, nessuna incomprensione, nessuna ombra ad oscurare il nostro amore,
il nostro stare insieme, il nostro rapporto.
Ed è per questo che non passa?
Che è così difficile rassegnarsi, credere in un pò di serenità che verrà?
E poi la dura lotta quotidiana contro la superficialità,
la stupidità delle persone.
Adesso basta, la vita va avanti, ti stai ammalando, lascialo riposare in pace,
tu sei giovane…e tanto ancora.
Umberto avessi avuto il tempo di trovarti qualche difetto,
o di non amarli come i tuoi grandi pregi,
la sincerità, l’intelligenza, l’umiltà. E tanto ancora.
Sarebbe più facile? Sinceramente non lo so,
ma te lo prometto, ti lascerò volare via.
E non lo dimentico amore mio il nostro anniversario, il secondo senza di te.
Non lo dimenticherò mai. Maria Rosaria
…Ma in fondo son parole
che il giorno che ti ho perso
chissà che cada a pezzi
l’universo
e non farei che dire
e non saprei che fare
di tutti i giorni che ti ho detto amore.
Di tutti i giorni che ti ho detto amore
di tutti i giorni che ho pensato amore
di tutti i giorni che ho inventato amore
sognato amore
cantato amore
di tutti i giorni che ti ho detto amore
di tutti i giorni che ti ho scritto amore
piccolo amor non c’è niente al mondo
più grande in fondo
di questo amore…
[Piccolo amore - Roberto Vecchioni]
Siamo ad Aprile amore mio.
Maria Rosaria
…la tua leggerezza danzante
come al centro del tempo
e dell’eternità:
ho paura della fine
non ho più voglia di un inizio;
ho paura che gli altri
pensino a questo amore
come a un vizio;
ho paura di non vederti più,
di averla persa…
tutta la bellezza
che mi fugge via
e mi lascia in cambio
i segni di una malattia.
Tutta la bellezza
che non ho mai colto,
tutta la bellezza immaginata
che c’era sul tuo volto,
tutta la bellezza
se ne va in un canto,
questa tua bellezza
che è la mia
muore dentro un canto…
[La Bellezza - Roberto Vecchioni]
Io continuo ad amarti e a pensarti,
e non è un vizio, un capriccio. Una malattia.
Maria Rosaria
Conoscevo già Umberto, ma l’avevo visto sempre in gruppo. L’amico di Giuseppe.
Mi era simpatico, un po’ strano, burbero, ma simpatico. Per caso ho scoperto che non amava essere toccato, soprattutto i capelli, sensibilissimo al solletico. Ho cominciato a tormentarlo, con scherzi, battute, e ovviamente solletico e carezze ai capelli.
E stranamente non mi sono mai beccata un vaf…. E c’era da aspettarselo!
Forse gli ero simpatica?
Gli inviavo sms, a cui puntualmente non rispondeva.
Poi una sera: “Ma come devo fare con te? Io quasi quasi getto la spugna! Bnotte MR”.
Poi la sua risposta. Quella spugna non l’ho gettata.
Aveva sempre qualcosa da fare, o mal di testa, o era stanco. Insomma un sacco di scuse.
Poi una sera, mi ha detto si. Ha detto si per andare a vedere
un film al cinema insieme, da soli.
Abbiamo visto film, bevuto caffè, fatto lunghe passeggiate,
mangiato gelati, fatto lunghe chiacchierate.
Una settimana, due, tre, quattro….Tante volte mi sono detta, non gli piaci lascia stare.
E’ solo amicizia.
Poi una sera, il primo bacio. Era di domenica, domenica di Pasqua, 8 aprile 2007.
Pochi giorni per capire chi avevo di fronte, per sentire che era LUI, l’uomo della mia vita. L’Amore.
E abbiamo continuato a vedere film, bere caffè, fare passeggiate…….
In un anno e più di vita vissuta insieme, non abbiamo mai litigato.
Non ne avevamo motivo, ci piaceva fare le stesse cose, vedere gli stessi film,
ascoltare la stessa musica, amanti della lettura, degli spettacoli musicali e teatrali.
Facevamo una cosa insieme quando la volevamo entrambi.
Il contorno era solo un dettaglio, l’importante: stare insieme.
Lo prendevo in giro per il suo modo di vestire, anzi di “coprirsi” e
per la totale incapacità di far regali.
Mi prendeva in giro per i miei chili di troppo e i miei tormenti.
Abbiamo preso in giro insieme persone incontrate anche solo di sfuggita, per mesi.
Ricordava ed imitava ogni parola, ogni comportamento. Le risate, le sue battute.
Parlava e prendeva in giro mio padre.
Umberto è sempre stato attento, premuroso. Ironico, di spirito. Un amante generoso.
Un compagno sempre presente.
Disarmanti la sua dolcezza, la sua spontaneità, la riservatezza, il suo pudore.
La sua intelligenza, la sua umiltà. I suoi momenti no.
Uscivamo anche per far niente. Per non dir niente. La sua testa sulle mie gambe.
A 34 anni mi ha fatto sentire come un’adolescente alle prime armi, il cuore che sbatte forte,
le gambe che tremano. Il suo sguardo deciso, ma di una dolcezza infinita.
Impiegavamo ore per salutarci. Giuseppe e Cristina ne sanno qualcosa,
aspettavano pazientemente sotto il ponte a Fratte.
I suoi sms, le sue e-mail erano e sono un tuffo al cuore. Inattesi, brevi, intensi.
Non amava il mare, il sole, il caldo.
Eppure l’ultimo bagno l’abbiamo fatto a Santa Maria il 23 settembre 2007.
Ricordo tutti i momenti passati insieme. Momenti che non dimenticherò mai, meravigliosi.
Il Primo Maggio a Roma, Amalfi, il concerto di Battiato a Napoli e quello di Allevi a Ravello,
Maratea, la Puglia, Acciaroli, Santa Maria, il mio e il suo compleanno, Laceno,
Arturo Brachetti al Teatro Verdi, Natale, Capodanno, Padula, Torino, il salone del libro, Eugenio Finardi.
Il ristorante la Divina Commedia per festeggiare il primo anniversario, il suo commento appena entrati: Amore andiamo, è troppo elegante per noi!
Il suo ultimo sms: Amore che fai? Io ti penso
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Ed ora. Ora sono meno di niente. Non so cosa ne sarà di me, cosa farò, cosa diventerò.
E’ solo dolore, lacrime e tormento.
Razionalmente non ne ho colpa, ma non troverò pace, ancora a lungo.
Non sono un buon cristiano, non so capire il Suo disegno, non lo condivido.
Chiamarlo a sé così presto.
Non riesco ad immaginare quale possa essere la gioia che ci prepara il Signore,
dopo un dolore così grande.
Mi manca Umberto, le sue parole, il suo sorrisino, la sua vocina scherzosa,
le sue belle mani. Non so accontentarmi della sua anima. Non adesso.
L’ultima sera trascorsa insieme, a far niente. La sua testa sulle mie gambe.
Le carezze ai suoi bei capelli.
Stringimi a te amore, stringimi a te, stringimi a te, più che puoi.
L’ho sempre fatto. Anche quella sera.
Il 15 maggio 2008 l’abbiamo visto nascere insieme. Non è ancora finito. Non finirà mai.
“E io verrò un giorno là, ci daremo la mano e poi mai più ti lascerò, voleremo davvero!”
Buon anniversario Amore mio. Maria Rosaria

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