La pastiera di grano

L’8 aprile 2007 era la domenica di Pasqua.
Ricordo che Umberto quella sera si presentò al nostro appuntamento
del tardo pomeriggio, elegantissimo: abito blu, cravatta, soprabito.
In genere ero io che lo prendevo in giro per il modo di vestirsi,
in quell’occasione mi feci piccola piccola.
Giustificò subito la sua eleganza, era Pasqua, era stato a suonare
all’Incoronata, a pranzo da parenti. Non aveva avuto il tempo
di tornare a casa a cambiarsi.
Erano già un paio di mesi che uscivamo insieme, certo non tutte le sere, anzi!
Eravamo anche in Quaresima, e come diceva lui,
bisognava meditare, pregare, digiunare…etc etc
Tra il dire serio e scherzoso, come era suo solito.
Quella sera facemmo una passeggiata, prendemmo il caffè e
ci sedemmo a lungo sulle panchine del lungomare di Salerno a chiacchierare.
Nonostante i numerosi venditori di rose, riuscì a non comprarmene neanche una!
Era unico! Ed anche divertente per come riusciva a svincolarsi,
da me e dal venditore di turno!
Non era molto tardi quando mi riaccompagnò all’auto,
il Lunedì in Albis e martedì dell’Incoronata
erano giorni “faticosi” per lui, a suonare al Santuario già dal mattino presto.
Mi aveva detto che la pastiera di grano era il suo dolce preferito.
Quella sera ne avevo preparata una piccola solo per lui.
Prima di salutarci, tirai fuori la pastiera.
Confessai subito che di mio c’era solo la presentazione:
vassoio, tovagliolo, zucchero a velo, confezione.
Il resto l’avevo lasciato alle mani esperte di mia madre, onde evitare brutte figure.
Si burlò un pò di me, ma quando l’aprì,
mi ringraziò, mi guardò imbarazzatissimo.
E non so se fu per la pastiera di grano,
ma quella sera, in quel momento ci siamo scambiati il primo bacio.
Il primo di tanti e lunghi baci. Era unico.
Ed ovviamente facemmo tardissimo.
Umberto tu lo sai bene che sarei stata pronta a darti l’AMORE vero per sempre,
quello che non vuole nulla in cambio, che fa di tutto per comprendere, capire l’altro,
che è pronto a rinunciare a qualsiasi cosa pur di stare insieme.
So che avresti fatto lo stesso anche tu.
Abbiamo avuto il tempo di innamorarci l’uno dell’altro.
Di conoscerci abbastanza per adorarci.
E poi basta. Non c’è stato concesso altro.
Se non tanto dolore fisico e morale.
Un film a cui si rompe la pellicola prima della fine del secondo tempo.
Una corda di violino che si spezza prima della fine dello spartito.
Un romanzo rimasto incompiuto.
Nessun litigio, nessuna incomprensione, nessuna ombra ad oscurare il nostro amore,
il nostro stare insieme, il nostro rapporto.
Ed è per questo che non passa?
Che è così difficile rassegnarsi, credere in un pò di serenità che verrà?
E poi la dura lotta quotidiana contro la superficialità,
la stupidità delle persone.
Adesso basta, la vita va avanti, ti stai ammalando, lascialo riposare in pace,
tu sei giovane…e tanto ancora.
Umberto avessi avuto il tempo di trovarti qualche difetto,
o di non amarli come i tuoi grandi pregi,
la sincerità, l’intelligenza, l’umiltà. E tanto ancora.
Sarebbe più facile? Sinceramente non lo so,
ma te lo prometto, ti lascerò volare via.
E non lo dimentico amore mio il nostro anniversario, il secondo senza di te.
Non lo dimenticherò mai. Maria Rosaria

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